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Giovanni Frazzica
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Giovanni Frazzica«"Amici miei" è una galleria della memoria filtrata con lo stato d'animo di un presente che lascia poco spazio all'ottimismo. Una galleria di volti, quella di Giovanni Frazzica, che prende forma da un'insieme di piccole e grandi esplosioni di colore, simili in tutto all'effetto che si produce sui nostri occhi, premendoli un pò. "Amici miei" può essere considerato un punto di arrivo, ma anche di partenza per Giovanni il quale ha deciso di sostituire le parole della politica e delle battaglie civili (che non ha abbandonato) con tela e pennelli.
Così, la personale diventa un simbolico passaggio di testimone da un percorso all'altro: dal Frazzica-politico che dipinge quando può (di notte o in vacanza), perché soffocato da incontri e riunioni, al Frazzica che decide, cosa mai fatta prima, di delegare alla pittura tutto il suo impegno. Con "Amici miei", l'autore trova non solo una cifra stilistica ben definita e dagli esiti felici, ma anche il giusto linguaggio per raccontare pensieri reconditi e frammenti di una vita vissuta pienamente e con grande, sensibile, generosità.»
Daniele De Joannon

Giovanni viaggia nel mondo dell'essere portando avanti una ricerca profonda che tende a svelare e smascherare quel velo sottile che copre l'espressione dell'uomo, la sua sofferenza e la sua gioia, la sua origine e la sua storia ed anche la sua tradizione.
Con macchie di colore e spontanee forme, con la purezza di un bambino, lui scrive la storia di ognuno di noi, racconta come un narratore e con il pennello viaggia da una espressione ad un'altra, catturando modi, stili, tradizioni e storie. La sua arte è un grande teatro e su ogni tela rappresenta con il colore la storia di ognuno di noi.
Gamal Meleka

Sembra di ritornare alla tensione della secessione guardando i quadri di Giovanni Frazzica; di ritrovare l'incubo di Schonberg negli sguardi lividi dei suoi personaggi senza mediazioni all'idea del delitto perfetto. Come un ritorno alla creazione ansiosa, ad un'arte che non è indolore e che, improvvisa, esprime la tensione del conflitto. Con Frazzica però, il tutto viene calato in un aura velatamente metropolitana dove i personaggi si incontrano per raccontarsi le ansie e le speranze del proprio tempo.
Si sviluppa così una mostra che impressiona e percò emoziona, emblematica dei nostri tempi, dove la retorica dell'arte supera il simbolo e impone all'osservatore la coscienza della degenerazione dell'uomo, quella coscienza «chiamata che parla nel modo spaesante del "tacere"»
Mauro Juvara

«"Amici miei" Un percorso interrotto da tanto tempo, una passione coltivata quasi in clandestinità, sommersa da altri impegni prevalenti e dalle necessità del vivere. Oggi, in uno spazio ritrovato, mi sento rapito da impulsi irrefrenabili di icreatività, stregato dai colori e dalle loro infinite combinazioni. E come se rileggessi la vita, le persone, i volti, le storie, traccia su carta, su tela, su legno su qualsiasi superifice piana a portata d'ispirazione.
Questi soggetti, questi volti, belli, brutti, inquietanti o grotteschi che siano, mi hanno fatto compagnia nei giorni di volontaria clausura, di travaglio, di raptus creativo che hanno preceduto la mia personale di Taormina. Li ho toccati, lo ho sfasciati, li ho ricostruiti, li ho maledetti e li ho amati. Mi hanno aiutato a ritrovare una parte di me stesso, una montagna di ricordi e sono oggi una testimonianza criptata di tante persone che non ci sono più o che non sono più le stesse.»
Giovanni Frazzica

«Caro Giovanni, dapprima ci mostravi il mondo così come lo immaginavi, sereno, ed ordinato. C'è lo consegnavi con quei lavori su carta dove i tuoi pennarelli disegnavano un'immagine vista da lassù: dall'alto. Una fitta trama di spazi piani e colorati, di lotti, di particene, di pixel. Un catasto immaginario dove la vita poteva sorriderci, dove l'uomo sembrava non soffrisse dei propri limiti e se da qualche parte il male si annidava, lo dissacravi annegandolo in un giallo intenso, nel blu, nel verde, nessuna illusione, per carità, anzi, tutt'altro: una laica constatazione dei fatti - ogni tuo pixel è potenzialmente universale. Ma non si scorgevano uomini, persone: volavi così in alto che si poteva soltanto immaginare che quel paradiso terrestre fosse abitato da noi. Adesso viaggi ad altezza d'uomo e loro ti compaiono davanti all'improvviso e sono tantissimi. Questi visi, che si manifestano per un puro incidente: un tratto veloce, una trasparenza, una nuvola. Loro, navigano senza gravita, senza limiti visibili e vivono nell'incertezza di ciò che sarà ma terribilmente consapevoli di ciò che sono, adesso.
Che miracolo è la pittura: antica come l'uomo ci meraviglia ancora. E tu Giovanni lo continui a scoprire quotidianamente con la tua pratica autentica e genuina. Poi, è così bello potersi ancora commuovere per quell'inchiostro che scivolando dal pennello diventa colore.»
Gerri Gambino

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