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La Terra Trema

Fratelli in cristo destatevi dal sonno andate a soccorso con zappe e leve con pane e vesti.
Nelle lontane terre dell'arsa Calabria crollano ponti e città i fiumi arretrano il corso sotto le case travolte le creature sepolte vivono ancora chissà.
Batte la campana a storno.
Pietà fratelli, pietà.


(Ada Negri esortò la popolazione ad aiutare i superstiti.)


Sono le 5,21 di martedì 28 dicembre 1908.


Da poco si è festeggiato il Natale e si è in attesa del nuovo anno. A Messina e Reggio Calabria molte persone sono già in piedi e si accingono ad andare a lavoro; altre si apprestano ad iniziare la loro ennesima giornata di stenti. All'improvviso un fortissimo boato. La terra trema.



Una fortissima scossa di terremoto oltre il 10° grado della scala Mercalli scuote le due città dello stretto, radendole entrambe al suolo. I sismografi di tutta Europa registrano la fortissima scossa.
Le comunicazioni dell'epoca sono talmente malmesse che per parecchie ore non si riesce a capire nemmeno dove la scossa si sia verificata. "Probabilmente in Italia": questa è incredibilmente l'informazione più precisa della quale si dispone per parecchie ore. I primi soccorsi alle due città distrutte giunsero solo parecchie ore più tardi dai marinai della flotta russa che si trovavano al largo del porto di Augusta. Tutta l'Italia seppe del disastroso terremoto solo la mattina successiva quando "Il Corriere della Sera" uscì con la notizia del terremoto con un titolo a nove colonne. La perdita di vite umane fu enorme:
Messina contava 150.000 abitanti e ne morirono 80.000; Reggio Calabria contava 45.000 abitanti e ben 15.000 mancarono all'appello. Il bilancio totale superò di parecchio, tenedo conto anche delle vittime in tutti quanti i centri minori, le 100.000 vittime. A Messina solo il 2% delle costruzioni non subì danni; a Reggio Calabria nel locale ospedale civile su 280 pazienti ricoverati se ne salvarono una ventina. Gran parte degli scampati al terremto pensò di trovare un rifugio sicuro sulle spiagge, però il il conseguente maremoto, con tre ondate alte più di 10 metri, fece il resto. Il Governo italiano, allora presieduto da Giovanni Giolitti, fece il possibile pur con i limitati mezzi a disposizione, specialmente per limitare i morti per il freddo e per le epidemie. Le uniche immagini di questo cataclisma, che a tutt'oggi rimane il più grave mai verificatosi in Europa, sono quei pochi secondi girati da una cineamatore; oppure le foto d'epoca che mostrano Corso Vittorio Emanuele a Messina completamente coperto di cadaveri.

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