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L'angelo dello Stretto la Regina Elena

Regina Elena 1908"Ve n'è una fra noi, la più bella, la più nobile, quella che la sorte ha posta più in alto, che ci dà l'esempio sublime. Elena di Savoia e Montenegro ha lasciato i figli, ha messo l'abito dell'infermiera, si è fatta suora di carità, soffre tra i sofferenti, abbraccia e riveste gli orfanelli, sfida ogni stanchezza, ogni malattia, ogni pericolo anche mortale. E' al suo posto di Regina, è al suo posto di donna. Vi è nel suo atteggiamento una semplicità, una bellezza umana, una veemenza d'amore, d'energia, che appassionano. Con Lei, intorno a Lei, senza tregua, senza paura, coi figli in braccio e alla gonna se non possiamo separarcene, di notte se non possiamo di giorno, con ogni atomo ogni palpito ogni vibrazione della nostra umanità dolorosa, sorelle mie d'Italia, avanti! ".
Ada Negri, "Corriere della Sera", 5 gennaio 1909

La mattina del 30 dicembre 1908, due giorni dopo il terribile terremoto arrivò a Messina la Regia Nave "Vittorio Emanuele" con a bordo i Sovrani, Vittorio Emanuele III e la regina Elena, e il ministro Guardasigilli Vittorio Emanuele Orlando.

Lo spettacolo che le si presentò era da brivido.
«Quando sulla nave ancoratasi nel porto devastato, davanti a Messina che non appariva più che come un mucchio di rovine, furono portati i primi scampati, la giovane cameriera svenne, e la Regina si sentì veramente "sola donna", in quel primo giorno, a compiere l'immane lavoro».
È un disastro, Elena di Savoia “La Pietosa”, subito si dedica ai i soccorsi, e trasforma la sala del trono del Quirinale in una sartoria, mettendo ago e filo in mano anche a Mafalda di sette anni e Giovanna di due.
Erano tanti i feriti che vide e soccorse in quei giorni terribili trascorsi il 30 dicembre e il 2 gennaio, prima a Messina e dopo a Reggio Calabria, nelle città distrutte dal terremoto e maremoto . Lo spirito materno della sovrana si spalancava verso fanciulli bisognosi di affetto e di attenzioni. Le tasche delle sue giacche erano cucite in modo da contenere tanti regalini che donava ai bambini . In poco tempo, la regina creò una sorta di quartiere Generale della carità dove organizzò il servizio per i feriti e i pronti interventi benefici per gli orfani e le famiglie disastrate. La corazzata della Real Marina "Regina Margherita" fu adattata a nave-ospedale dove Elena si adoperava con ardore per curare i feriti, con l'apporto del chirurgo Bastianelli e della fedele amica Jachi, contessa di Rochefort.

"da due giorni la Regina Elena fa la suora di carità - testimonia un ufficiale russo - Tutta la giornata di mercoledì essa rimase a bordo della Regina Margherita, trasformata in ospedale […] Io l'ho vista ovunque, nei punti in cui maggiore era il pericolo, nelle località in cui nessuno mai prima di lei aveva osato avventurarsi ".
"Corriere della Sera", 2 gennaio 1909

"La regina Elena, sulla nave, che da lei prende il nome, vive fra i feriti, respira con loro, offre con meravigliosa devozione e dedizione, un'opera di tenerezza e di nobiltà superiore ad ogni descrizione, a qualunque inno ".
Giuseppe Piazza, "La Tribuna", il 2 gennaio 1909

"A bordo del Regina Elena la Regina ha impiantato una infermeria per gli orfani, a cui dedica tutto il suo cuore di madre affettuosa. Suora di dolore e di conforto è divenuta veramente l'Augusta Signora ".
Goffredo Bellonci , "Il Giornale d'Italia" , 4 gennaio 1909

"La regina è stata squisita ed ammirabile! Essa si è messa in gran grembiule bianco, si è rimboccate le maniche fino al gomito ed ha lavato, disinfettato, fasciato da mattina a sera, avendo una buona parola per tutti, un incoraggiamento, un sorriso per ogni disgraziato. E quando si pensi all'influenza che questo suo atteggiamento aveva su quanti la circondavano e il sacro fuoco che accendeva nei medici, negli infermieri, nei marinai della "Regina Elena" e in tutte le autorità che andavano a bordo a farle omaggio, si comprenderà quale veramente benefico apostolato ella abbia esercitato con la propaganda dell'esempio che è sempre la migliore ".
Giacomo Gobbi Belcredi, "Il Messaggero", 6 gennaio 1909

Elena si mosse in prima persona in cerca di sopravvissuti da salvare, senza curarsi dei crolli, del lezzo dei cadaveri in putrefazione, dei banditi che circolavano per strada. Le cronache raccontano di quando la Regina salvò una donna disperata che voleva buttarsi a mare, o di quando riuscì con prontezza di spirito a prendere dal petto di una madre morta un bambino che stava per essere sepolto dalla trave di una casa, riuscendo a salvarlo prima dell'intervento dei militari.

"Una donna ferita doveva essere operata con molta delicatezza. Intorno al chirurgo che doveva operare non vi era altri in quel momento che la Regina. Ebbene: la Regina prese sulle sue spalle senza esitazione, con una carità commovente, la gamba della donna: ve la tenne durante tutta l'operazione, e poiché anche dopo finita l'operazione la donna continuava ad urlare, «Non vi muovete per carità» le disse «non vi muovete», e continuò a tenerla in quella posizione per circa mezz'ora, fino a quando la donna poté essere adagiata dalle infermiere nella posizione che conveniva "
"Corriere della Sera", 4 gennaio 1909

Il suo impegno la è così forte che provvede personalmente al lavaggio dei cadaveri nei momenti di maggior necessità
"Vestiva un semplice abito scuro portava un berretto alla marinara, nessuno l'avrebbe presa per la Regina d'Italia. Sembrava un'infermiera, una suora di carità: il suo volto pallido e contratto dal dolore e dalla pietà si atteggiava a un dolce sorriso per confortare le centinaia di feriti ai quali volle con le sue mani prodigare le prime cure. I suoi occhi erano pieni di lacrime, nella sua voce era un singhiozzo. Nessuna sovrana ha fatto mai quello che la Regina Elena ha saputo compiere nelle tragiche giornate di Messina"
il fotografo Angelo Cairoli.

Resasi conto della grave mancanza di viveri, medicine e liquidi necessari al fabbisogno generale delle migliaia di sopravvissuti, la sovrana chiese l'intervento diretto delle corazzate russe slavia e makaroff:
«non è la Regina d'Italia e nemmeno la principessa del Montenegro che vi parla, è una donna che vi chiede in nome della pietà umana di trasportare questi feriti a Napoli»
disse, con le lacrime agli occhi, in tono deciso in russo al comandante slavia, che eseguì subito l'ordine.
Regina ElenaSono davvero tanti gli episodi che la videro protagonista tra le macerie nell'immaginabile confusione di soccorsi.
Il suo impegno per i terremotati non si concluse in quei giorni tragici. Una volta a Roma, Elena si prodigò per gli orfani, costituendo appositi comitati.

" la più compiuta madre d'Italia, la Regina, la nostra gentile, buona, bella, misericorde Regina li ha accolti tutti (gli orfani) sotto le grandi ali della sua pietà ".
Goffredo Bellonci, "Giornale d'Italia" , 8 gennaio 1909

La sua opera caritatevole fu al centro di ammirazione delle corti di tutta Europa, che le diedero preziose onorificenze. Un segno di ringraziamento internazionale per un impegno di solidarietà che crescerà negli anni, e che spingerà papa Pio XI, nel marzo 1937, ad assegnare alla sovrana la "rosa d'oro della Cristianità" per il suo ardore evangelico, ardore che forse la porterà agli onori degli altari.
Il 26 giugno 1960 viene eretta sulla Via Cesare Battisti, in Largo Seggiola, con i fondi raccolti dal giornale "La Settimana Incom Illustrata" la statua marmorea della Regina Elena a ricordo della sua impegnativa opera assistenziale svolta nel gennaio del 1909 a favore della città terremotata, assieme al marito Vittorio Emanuele III, re d'Italia.

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