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I Marinai Russi

 primi soccorritori giunti a Messina furono i marinai della flotta imperiale russa, che si trovava nel porto di Augusta per delle esercitazioni.
Appresa la notizia della terribile sciagura che aveva colpito la città, l'Ammiraglio Livtinov salpò nella nottata del 28/12/1908 ed arrivò a Messina la mattina del 29/12/1908. Lo spettacolo della città distrutta era sconvolgente: evitando relitti e detriti galleggianti, la flotta composta dalle due corazzate Slava e Cesarevic e dall'incrociatore Makarov (in seguito sarebbero giunti anche un'altro incrociatore, il Bogatyr  e da Palermo le cannoniere "Giljak" e "Koreec") riusci' ad attraccare nel porto, dove già si era formata una folla di superstiti in cerca di aiuto. Le case erano interamente rase al suolo, ed anche dietro le facciate di qualche palazzo ancora in piedi, si trovavano solo macerie, mentre gli incendi divampavano un po' ovunque. I marinai attrezzatissimi e ben diretti dai comandanti si sparsero per la città di Messina, divisi in squadre. Tutti lavorarono alacremente, e contribuirono a salvare diverse persone che stavano per morire, aggrappate a ruderi posti in alto, o bloccati su balconi e pilastri .
ella stessa giornata arrivo' anche la flotta britannica, che coordino' con i russi la propria opera di soccorso. La situazione era veramente terribile, se si pensa che Messina prima del terremoto aveva 150.000 abitanti e, seppure le cifre ufficiali hanno accertato 60.000 decessi, c'è chi ha calcolato che vi furono fino a 100.000 vittime!
Appena sbarcati, i russi dovettero fronteggiare l'emergenza: i superstiti, che erano stati sorpresi dalle scosse nel sonno, avevano bisogno di vestiti e di cibo, mentre ai feriti erano necessarie cure e medicinali, ma la prima esigenza era scavare sotto le macerie per trovare persone ancora in vita!
I russi si adoperarono con grande eroismo in quest'opera di salvataggio, scavando anche con le sole mani sotto le macerie, incuranti della fatica e del pericolo che le continue scosse di assestamento minacciavano alla loro stessa vita. Soltanto nel primo giorno salvarono un centinaio di persone e trasportarono circa 500 feriti sulle navi. Secondo quanto recentemente dichiarato dal sismologo russo Andrej Niconov, l'eroismo dei marinai russi fu sottolineato da tutti i giornali europei (con eccezione forse di quelli tedeschi), all'indomani di un terremoto che aveva raggiunto il 10° grado e che trovava un solo precedente nella Storia europea nel terremoto di Lisbona del 1755.
Nei vari giorni che seguirono, i russi da soli salvarono dalle macerie circa 800 persone e, fin dal primo giorno, trasportarono i feriti negli ospedali facendo la spola con le città di Palermo, Siracusa e Napoli, prestando soccorso a più di 2.500 vittime del disastro. Oltre alle operazioni di soccorso, dovette essere fronteggiato anche il turpe fenomeno dello sciacallaggio: infatti sia le autorità cittadine che la maggior parte delle forze dell'ordine erano scomparse, vittime del terremoto, e i soccorritori dovettero svolgere anche azioni di polizia.
an mano che i giorni passavano, giungevano gli interventi delle altre città italiane e delle flotte internazionali: poichè i primi soccorsi giunsero dal mare, vanno ricordati i marinai delle navi inglesi, francesi ed americane che si prodigarono nelle operazioni di salvataggio, ma un merito tutto particolare fu riconosciuto all'abnegazione ed all'eroico sacrificio dei marinai russi, tant'è che, già nel primo consiglio comunale dopo il terremoto, i Messinesi deliberarono di erigere un monumento a quei primi salvatori.
La solidarietà con Messina ando' oltre il primo e immediato soccorso: fu costituito un comitato Pietroburgo - Messina che invio' generi di prima necessitaà e raccolse fondi per la ricostruzione, lo stesso Zar dono 50.000 franchi. Anche lo scrittore M. Gorkij volle contribuire, scrivendo un libro sul terremoto, i cui proventi furono donati alla città.
Dopo la Rivoluzione d'Ottobre, il comandante Ponomarev dell'incrociatore Makarof, divenuto Ammiraglio, dovette fuggire dalla Russia bolscevica e giunse a Messina nel 1918, privo di mezzi di sostentamento ed in città fu subito organizzata una raccolta di fondi per aiutarlo tramite il giornale "La Gazzetta di Messina e delle Calabrie". Ed ancora nel 1920 il Principe russo Felix Iucunov, che organizzava aiuti nel Sud dell'Italia ai profughi dalla Russia sovietica, intrattenne stretti rapporti con molti messinesi. In tempi più recenti, nel 1978, a 70 anni dal terremoto, l'Amministrazione Comunale ha apposto nella facciata del Palazzo Municipale una lapide che ricorda le gesta eroiche dei primi soccorritori della nostra città nel 1908. Nello stesso anno in Russia venne emesso un francobollo commemorativo degli eventi del 1908.

Napoli 31 dicembre 1908

Cara mamma,
hai già appreso dai giornali che siamo stati testimoni di cose orribili. E’ accaduto il 28 dicembre. Eravamo ancorati ad Augusta, quando all'improvviso, alle nove di sera, l'Ammiraglio fece venire tutti i comandanti di navi e annunciò loro che quella mattina c'era stato un terribile terremoto, che Messina e Reggio erano interamente distrutte, e quasi tutti gli abitanti seppelliti sotto le macerie. Subito ci preparammo alla partenza…………….
Andavamo in squadra, le corazzate Tzésarévitch, Slava e il nostro incrociatore Makharoff. Alle sette del mattino, il 29 dicembre, ci avvicinammo al luogo dove 24 ore prima si innalzava Messina……………………..
Mio Dio, che spavento! Da lontano, vedendo quell'aspetto desolato, molti di noi piangevano…………….
Giunti nella rada i nostri bastimenti gettarono l'ancora……………
Scendiamo a terra e siamo assaliti dagli abitanti in cenci, feriti e affamati, che ci supplicano di soccorrerli. Subito ci mettiamo all'opera; si trasportarono i feriti a bordo e si distribuì il pane a quelli che stavano bene. Mio Dio, che feriti ci portavano, e com'erano affamati! Senza braccia, senza gambe, con teste insanguinate, ossa rotte!…………….
Molti dei miei compagni restarono a bordo per ricevere i feriti, ma la maggior parte, fra cui io stesso, scese a terra, con gli uomini, portando pale e asce per disseppellire gli infelici sepolti……………….
Seguimmo strade parallele, del resto non erano strade, ma ammassi di rovine, formati dal crollo dei muri, pietre, ecc…………. Sotto ogni mucchio di rovine, c'erano persone che erano morte, bisognava cercare quelli che avevano avuto la fortuna di non essere uccisi e tirarli fuori…………….. All'improvviso udiamo un boato sotto terra e sentiamo un'oscillazione; i muri che tenevano appena cominciano a crollare: Dio solo ci salvò; perché le pietre cadevano fitte. Facevamo dei balzi enormi come se avessimo ricevuto una scossa elettrica……………….
Le strade sono ingombre di rovine, dappertutto cadaveri in uno stato pauroso, nudi, con crani fracassati, e la maggior parte completamente schiacciati. Le case a quattro piani, essendo costruite molto male, erano crollate e i muri erano completamente sbriciolati. C'erano a Messina circa 150.000 abitanti, di cui più di 100.000 sono morti……………….
All'inizio, l'odore dei cadaveri e della putrefazione agiva molto fortemente su di me, ma dopo mi ci sono abituato…………………………
Ci dividemmo in gruppi, e andavamo fra le rovine, ascoltavamo e gridavamo anche.
Quasi da ogni angolo, si udivano risposte o gemiti. Allora, si cominciava a scavare, talvolta bisognava scavare per sei ore, spesso accanto ad un muro semi crollato, e sarebbe bastato togliere una pietra di troppo, perché tutto il muro seppellisse sotto le sue macerie i salvatori e quelli che si stava per salvare………………………….
Nel luogo in cui lavoravamo, alcune case erano ancora in piedi, solo le facciate erano crollate; cosicché si vedevano le stanze di tre piani sovrapposti: le tavole, sedie, letti, ecc. erano rimasti a posto…………………..
Mucchi di macerie salivano sino al secondo piano……………….
Il molo è dissestato, il suolo crepato; e gli abitanti! Il terrore è dipinto sui loro visi, occhi stralunati, capelli in disordine; invece di vestiti, dei cenci, coperte, lenzuola. Degli infermi feriti, straziati con contusioni al viso e alle mani. Era un sfilata interminabile di persone, ora silenziose, ora che si gettavano su di noi gridando, e con le lacrime agli occhi. In pochi minuti i nostri marinai sono trascinati via. "Venite più presto”. “Datemi degli uomini, mio padre è sepolto sotto le macerie!”. “Datemi quattro uomini, i miei bambini stanno per morire!”. I capelli si rizzano in testa per l'orrore; ma ecco altre grida: “Pane, pane, non mangiamo da due giorni” e non ne avevamo portato con noi! “Subito, aspettate un po’ “. “Se non ne avete perché siete venuti?”……………… In un'ora o due, le marmitte erano a terra, e vi si preparavano la semola, i biscotti, le gallette e l'acqua………………..
Nel frattempo la notte Era venuta, e i fari delle nostre navi gettarono sulle rovine un chiarore fantastico, mentre non lontano, una casa finiva di bruciare………………..
La notte era buia e pioveva a rovesci, ma ciò non impedì alla nostra squadra di lavorare fino al mattino.……………….. Durante gli scavi, estraevano quantità di oggetti di valore: Nessuno prese nulla, mentre tutt'intorno si saccheggiava e bisognava ricorrere al revolver per obbligare i ladri ad abbandonare il loro bottino……………. I furfanti erano numerosissimi……………………………….
Dal mattino si trasportavano i feriti sui vascelli………… Avevamo a bordo 108 superstiti: Da sterratori i nostri marinai si trasformarono in suore di carità………………….. ufficiali, marinai e aspiranti, gli uni davano da bere e da mangiare, altri aggiustavano i materassi. La nostra batteria era sistemata ad ambulatorio. Noi curavamo i feriti, davamo loro da bere e da mangiare……..
I marinai sedevano accanto ai malati e se qualcuno piangeva, con le loro mani nere accarezzavano le teste degli afflitti e dicevano loro parole di tenerezza. La mattina del 30 dicembre arrivammo a Siracusa, e consegnammo i malati all'ospedale……….. L'Ammiraglio sul Makharoff si diresse di nuovo su Messina………………

Un marinaio Russo

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