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Economia

STATISTICHE SULLE DICHIARAZIONI IRES ED IRAP E SUI DATI COMUNICATI AI FINI DEGLI STUDI DI SETTORE

STATISTICHE SULLE DICHIARAZIONI IRES ED IRAP E SUI DATI COMUNICATI AI FINI DEGLI STUDI DI SETTORE

STATISTICHE SULLE DICHIARAZIONI IRES ED IRAP E SUI DATI COMUNICATI AI FINI DEGLI STUDI DI SETTORE

Il Dipartimento delle Finanze diffonde le statistiche sulle
dichiarazioni IRES ed IRAP relative all'anno d'imposta 2009 e
presentate nel corso degli anni 2010 e 2011. Per le società di capitali
(in alcuni casi di grandi dimensioni) che hanno il periodo d'esercizio
non coincidente con l'anno solare, il termine ultimo per la
presentazione della dichiarazione relativa all'anno d'imposta 2009 è
stato settembre 2011.

Il Dipartimento pubblica anche, in collaborazione con l'Agenzia
delle Entrate e la So.Se. Spa, le statistiche sui dati comunicati ai
fini degli studi di settore nel 2010 e relativi al periodo d'imposta
2009.

Con questa diffusione si completano i dati statistici relativi alle
dichiarazioni fiscali per l'anno d'imposta 2009.

IRES

Il 2009 è stato caratterizzato da una profonda crisi
economica, che ha determinato una forte riduzione del
PIL reale (-5,1%) e nominale (-3,1%). La crisi
produce effetti su tutte le grandezze dichiarate dalle società di
capitali.

Nell'anno d'imposta 2009 le dichiarazioni delle società di capitali
sono state 1.056.685, con un incremento del 2,6% rispetto all'anno
precedente, crescono più della media nazionale il settore "fornitura
energia elettrica" ( 36%) e le "attività professionali" ( 6,6%).
Aderiscono al regime del consolidato fiscale 21.352 società, con un
aumento del 5,9% rispetto al 2008.

Le società di capitali rivestono in massima parte (86,2%) la natura
giuridica di società a responsabilità limitata.

La crisi economica può spiegare il forte incremento delle
dichiarazioni presentate da società in situazione di fallimento
( 61,67%) o estinte ( 52,08%).

La situazione di congiuntura negativa si riflette inoltre sulla
quota di società in utile, calate di oltre due punti
percentuali (ora al 57,9%) e, conseguentemente, aumenta
il numero dei contribuenti in perdita (37%, contro il 35% del 2008). Il
reddito d'impresa si conferma fortemente concentrato nelle regioni del
centro e del nord: nel sud e nelle isole viene dichiarato solo l'8,5%
del reddito d'impresa totale.

Il reddito medio dichiarato, pari a 256.980 Euro, subisce un
decremento del 6,7% rispetto a quello relativo all'anno d'imposta 2008,
la riduzione maggiore si registra nelle isole (-17,6%), mentre appare
più contenuta nel nord ovest (-2,6%). Dall'analisi dei soggetti in
continuità di esercizio si rileva che il reddito medio, pari a 270 mila
euro, è superiore del 5,2% rispetto a quello totale, mentre la perdita
media, pari a 146 mila euro, supera del 9,3% quella totale.

Nel 2009 le società di capitali hanno dichiarato un
imponibile di 126.482 milioni di euro rispetto ai 137.244 milioni di
euro nel 2008. La riduzione di quasi 8
punti percentuali è attribuibile primariamente alla grave
crisi economica; tuttavia non vanno
trascurati anche alcuni specifici effetti di variazioni normative: in
particolare, si rammenta, l'importante agevolazione introdotta
per incentivare l'acquisto di macchinari nella fase di congiuntura
negativa (c.d. "Tremonti-ter").

Le società che sono assoggettate a tassazione ordinaria dichiarano
un'imposta media di 40.180 euro, mentre i gruppi
societari che hanno optato per il regime fiscale del
consolidato dichiarano un'imposta media di 4.540.230 euro (rispettivamente
44.530 euro e 4.351.350 euro nel 2008). Il confronto con i dati
relativi al 2008 evidenzia una rilevante contrazione
dell'imposta dichiarata dai soggetti con attività manifatturiera (-
32,3%).

Le imprese di maggiori dimensioni (con oltre 50 milioni di volume
d'affari) dichiarano oltre la metà dell'imposta netta ed i soggetti che
dichiarano i maggiori importi di imposta svolgono attività
manifatturiere, finanziarie - assicurative e commerciali.

IRAP

Il numero di soggetti che hanno presentato la
dichiarazione Irap per l'anno d'imposta 2009 è di 4.882.741
(-3,3% rispetto al 2008). Tale diminuzione,
già riscontrata nel 2008, ha interessato prevalentemente le persone
fisiche in virtù della crescente adesione al "regime
dei minimi" ( 23,8% rispetto al 2008) e del riconoscimento di ulteriori casistiche di non
assoggettabilità all'Irap.

I soggetti che dichiarano un valore della produzione positivo
sono 4.758.337 (-2,9% rispetto
all'anno precedente), per un ammontare complessivo di 657
miliardi di euro (-7,9% rispetto al 2008), di cui il 61% è prodotto dalle
società di capitali. La base imponibile totale risulta
pari a
655 miliardi di euro, con una contrazione rispetto al 2008
del 6,5%, variazione dovuta all'effetto di
fattori diversi, quali la riduzione del numero dei dichiaranti
(per effetto della crescente adesione al regime dei minimi e
del riconoscimento di ulteriori casistiche di non assoggettabilità
all'Irap) ma, soprattutto, l'impatto della crisi economica che
nel 2009 manifesta appieno i suoi effetti.

La distribuzione per attività economica della base imponibile
totale, inclusa la P.A. che svolge "attività istituzionale", evidenzia che, trascurando l'attività
"Amministrazione pubblica", circa il 50% della base imponibile è generato da quattro settori:
"manifatturiero" (19%), "commercio" (12%), "attività finanziarie"
(12%), "costruzioni"(7%).

Rispetto all'anno precedente il settore manifatturiero
presenta un decremento del 22%, che rappresenta il 65% della
contrazione totale della base imponibile, mentre i settori
finanziario ed energetico presentano un incremento (rispettivamente del
16% e del 13%).

L'imposta dichiarata per l'anno 2009 è stata pari a 31,9
miliardi di euro (-5,4% rispetto al 2008), con un valore medio pari a 9.840 euro. La
contrazione è più accentuata nelle società di capitali (-6,5%), che
rappresentano il 55% dell'imposta totale, mentre è più contenuta nelle
Amministrazioni Pubbliche (-2%), che rappresentano il 30% dell'imposta
totale.

La distribuzione territoriale sulla base del luogo in cui è
svolta l'attività produttiva evidenzia che il 54% dell'imposta è
prodotta al Nord e il 16% al Sud, in linea con l'andamento
dell'anno precedente.

STUDI DI SETTORE

I contribuenti soggetti agli studi di settore Complessivamente gli studi di settore interessano oltre 3
milioni e 500 mila contribuenti, per il 63% persone fisiche, per il 20% società di persone e per il 16%
società di capitali ed enti.

Il numero dei contribuenti soggetti agli studi di settore
diminuisce rispetto all'anno precedente (-0,7%) a
causa delle nuove adesioni al regime dei contribuenti minimi (passati
da circa 507 mila del 2008 a circa 627 mila del 2009, pari al 24%).
Tutti i settori subiscono una lieve flessione del numero dei
contribuenti rispetto all'anno precedente: manifatture -1,4%; servizi -0,4%; professionisti -0,8%; commercio -0,9%.

Effetti
della crisi economica sui ricavi o compensi dichiarati

Per il periodo d'imposta 2009 è stata approvata una nuova
revisione congiunturale degli studi di settore al fine di tener
conto degli effetti della profonda crisi economica.
Si tratta di revisioni "a cascata", che
arrivano fino alla specificità dei singoli contribuenti,
classificabili in quattro tipologie: 1) analisi della normalità
economica, 2) correttivi specifici per la crisi, 3) correttivi
congiunturali per settore, 4) correttivi congiunturali individuali.

La crisi economica produce effetti su tutte le grandezze
dichiarate dai contribuenti soggetti agli studi di settore.
In particolare, il dato relativo ai ricavi/compensi totali risente
tanto degli effetti della crisi economica, quanto della diminuzione del
numero di dichiaranti causata dalle nuove adesioni al regime dei
minimi: si assiste ad un calo dei ricavi/compensi totali in
tutti i settori di attività, con una diminuzione complessiva del
5,2% (790,5 miliardi di euro il totale dichiarato dai
soggetti).

Al fine di cogliere l'effetto della crisi economica sui
ricavi/compensi medi, è stata effettuata un'analisi dei dati escludendo
le "Persone fisiche con ricavi/compensi fino a 30.000 euro",
contribuenti ai quali è potenzialmente applicabile il regime dei
contribuenti minimi. Per il totale dei settori si evidenzia nel 2009 un
lieve decremento dei ricavi/compensi medi (-2%) riferito
ai soli contribuenti congrui (a fronte di un
incremento nel 2008 sul 2007 di circa l'1%), mentre per i contribuenti
non congrui si assiste ad una diminuzione molto più
marcata (-11,6%, a fronte di un calo del
4,6% nel 2008 rispetto al 2007). Si ricorda che un contribuente è
congruo se i ricavi o i compensi dichiarati sono uguali o superiori a
quelli stimati dagli studi di settore, tenuto conto delle risultanze
derivanti dall'applicazione degli indicatori di normalità economica.

Le distribuzioni territoriali evidenziano che in
quasi tutte le aree del Paese i ricavi o compensi medi dichiarati dai
contribuenti congrui decrescono lievemente nel 2009 rispetto al 2008
(il calo massimo si registra al Nord-Ovest: -2,7%), mentre quelli
dichiarati dai contribuenti non congrui presentano un forte calo
generalizzato, ancora più evidente nel Nord-Est (-12,6) e nel Sud
(-12,5%).

Effetti della crisi economica sui redditi d'impresa o di
lavoro autonomo

I redditi dichiarati dai soggetti che applicano
gli studi di settore fanno registrare, nel 2009, un valore
totale pari a 99,3 miliardi di euro, in calo (-8,7%) rispetto all'anno
precedente.

Nel 2009 la diminuzione dei redditi totali è
molto forte per il settore manifatturiero (-37%), ma
è visibile chiaramente anche nel commercio e nei servizi
(-7%); il settore dei professionisti sembra,
invece, subire la crisi in misura più lieve (-1%).

Nel 2009 si evidenzia anche un calo dei redditi medi
dichiarati dai contribuenti congrui (-10,7%) rispetto all'anno precedente: il settore
manifatturiero è quello che registra il maggior calo (-30,7%), seguito
dai servizi (-10,4%) dal commercio (-6,7%) e dai professionisti (-2,1%
circa). Nell'ambito dei contribuenti non congrui si evidenzia una forte
diminuzione del reddito medio per i settori
manifatturiero e del commercio che fanno registrare, rispettivamente,
una perdita media di 27.200 euro e di 900 euro. Dal punto di vista geografico,
i dati rilevano nell'ultimo biennio un calo in tutte le aree
territoriali. In particolare nel 2009, per i contribuenti
congrui, si ha il calo massimo al Nord-Ovest (-12%) ed
il calo minimo al Sud (-8%); per i
contribuenti non congrui la flessione è marcata
in tutte le aree del Paese: quella massima si
registra anche per questi contribuenti nel Nord-Ovest (-120%
da un utile di 8.600 euro a una perdita di -1.700 euro), mentre quella minima
si registra nelle Isole (-40%).

La distribuzione per natura giuridica evidenzia che nel 2009 il
calo del reddito medio è più significativo per le Società di capitali
(-22,1%), seguite dalle Società di persone (-9,8%) e
dalle persone fisiche (-3,6%) che, diversamente dall'anno precedente,
presentano solo una lieve diminuzione.

Livelli reddituali dei contribuenti congrui e non congrui

Un confronto tra i livelli di reddito medio
dei soggetti congrui e non congrui evidenzia differenze molto elevate:
nel settore dei professionisti si passa da un reddito medio di 77.700
euro dei soggetti congrui a 34.400 euro dei non congrui, nelle
manifatture dal reddito di 36.100 euro dei congrui ad una perdita di
27.200 per i non congrui, nei servizi da un reddito di 36.000 euro dei
congrui ad un reddito di 5.000 euro per i non congrui e nel commercio
da un reddito di 29.100 euro per i congrui ad una perdita di 900 euro
per i non congrui.

Tutti i dati statistici e le analisi sulle dichiarazioni fiscali e
sugli studi di settore sono disponibili sul sito Collegamento a sito esterno www.finanze.gov.it
alla voce "Dati e statistiche fiscali".

1
Tale agevolazione, che permette di abbattere gli utili, è concessa
alle imprese che acquistano da imprese appartenenti alla divisione 28
della classificazione Ateco 2007 - Fabbricazione di macchinari ed
apparecchiature n.c.a.

2
Si ricorda che la normativa di riferimento del regime dei
contribuenti minimi è stata recentemente cambiata, con effetti a
partire dal 2012, dal DL 98/2011.

3
A seguito di affinamenti interpretativi sviluppati dall'Agenzia
delle Entrate in merito alla sussistenza del requisito impositivo
dell'autonoma organizzazione (oggetto di diverse sentenze della Suprema
Corte di Cassazione).
————
Roma, 16 gennaio 2012
.

25/01/2012

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