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Salvatore De Pasquale
[ Messina 11/03/1883 , Messina 16/07/1947 ]


«II pittore Salvatore De Pasquale, piccolo, segaligno, tutto nervi, occhi vivacissimi, barbetta breve, già conosciuto dagli esoterici dell'Arte, ha in grande onore, oltre altre qualità, la modestia»
Ivanoe Fossani, giornalista.

Salvatore De Pasqualeato da Silvestro e da Santa Mangano, si inizia agli studi artistici alla «Scuola Comunale di Arti e Mestieri» di Messina, ospitata nei locali del Monastero di San Gregorio. Dai suoi maestri, Pietro Inzoli e Placido Di Bella, apprende tutti i segreti del disegno e della corretta tecnica che, negli anni tardi di attività, metterà a frutto nella riproduzione di noti capolavori.
A ventiquattro anni si trasferisce a Venezia , dove frequenta «Scuola libera del Nudo» del «Regio Istituto di Belle Arti» e il «Corso libero di Pittura» dell'«Accademia di Belle Arti». Il corpo insegnante negli anni di studio del De Pasquale è composto da nomi di spicco quali Ettore Tito per il disegno di figura, Guglielmo Ciardi e Luigi Nono per la pittura di paese e di mare, Antonio Zotto per l'anatomia e Pietro Paoletti per la storia dell'arte.
Nel biennio 1908-1909 frequenta Il «Real Istituto di Belle Arti» di Roma.
Da Roma si allontana presto, partendo per un lungo viaggio prima in Europa e poi in India e Ceylon.
Una volta tornato a Messina si dedica all’attività di copista dei capolavori del passato.
Nella primavera del 1914 realizza degli schizzi sulle attività agricole e pastorali del Taorminese, probabilmente per poterli tradure in quadri.
Nel 1920 dipinge il soffitto della cappella Peirce al cimitero monumentale, le figure allegoriche di Fede, Giustizia, Speranza e Carità.
Nel 1930 realizza il bozzetto per una fontana monumentale da collocarsi in piazza dell'Unità d'Italia, mai compiuta.
Nel 1932 dipinge undici lunette per il foyer del Teatro Peloro, vi sono rappresentate allegorie delle arti, personaggi e motivi ispirati all’antica Grecia.
Decora il soffitto del salone della villa dell' industriale di profumi ed essenze Eugenio De Pasquale a Contesse, con la riedizione della «Venere di Urbino» e dell’«Amor Profano» del Tiziano e del «Giudizio di Paride» del Rubens.
Realizza affreschi per le chiese di S. Maria La Scala e di S. Antonio Abate.
Dona le opere più significative della sua produzione artistica al museo Museo Nazionale, per la realizzazione di una Galleria dell'Arte Contemporanea:

  • Autoritratto a 24 anni, Messina 1907;
  • Autoritratto, Venezia 1926;
  • La conchiglia, Messina 1926;
  • Lettrice, Venezia 1926;
  • Primo romanzo, Messina 1927;
  • Ritratto della signorina Beegstrom, Venezia 1927;
Queste opere sono conservate nelle raccolte del Museo Regionale di Messina assieme ad una cartella contenente una cinquantina di disegni.
Altre opere si trovano presso collezioni private ad eccezione di un suo Autoritratto che in possesso della Galleria d'Arte di Colombo e una Madonna esposta in una chiesa di San Paolo.
Muore a sessantaquattroanni malato di cancro nell'Ospedale Regina Margherita di Messina.
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