“LA MAGNOLIA PERDUTA” SEMINARIO SULL’OPERA DI ANDREA GENOVESE

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“LA MAGNOLIA PERDUTA” SEMINARIO SULL’OPERA DI ANDREA GENOVESE

 “LA MAGNOLIA PERDUTA” SEMINARIO SULL’OPERA DI ANDREA GENOVESEGiovedì 15 dicembre 2011 si è tenuto presso l'Aula Magna della Facoltà di Economia (già Aula Magna della Facoltà di Lettere e Filosofia) il seminario di studi La magnolia perduta sull'opera di Andrea Genovese. Alla presenza dello stesso scrittore siculo-francese ha così avuto luogo un intenso dibattito, che ha visto affrontare la produzione dell'autore da molteplici, nonché metodologicamente differenziati, punti d'osservazione.
Ad aprire il convegno è stato VINCENZO FERA (Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia), che ha portato i saluti del rettore Francesco Tomasello e ha dato il via ai lavori.
La sessione mattutina, presieduta da MATTEO DURANTE, ha avuto inizio con la relazione di SANTI FEDELE dal titolo Il quartiere Giostra nel secondo dopoguerra. Attraverso il delineamento dello sviluppo urbanistico del quartiere natale del poeta messinese – nel più ampio quadro cittadino a partire dal terremoto del 1908 e dal piano Borzì – si è infatti ricostruita l'evoluzione sociologica della popolazione locale. È seguito l'intervento di COSIMO CUCINOTTA, La trilogia messinese, una profonda indagine della produzione narrativa in italiano di Genovese, legata com'è sin dalla scelta dei titoli allo Stretto di Messina: un'analisi che mostra i tre romanzi La falce marina, L'anfiteatro di Nettuno e Lo specchio di Morgana come un vero e proprio romanzo di formazione scandito in tre tempi ( infanzia, adolescenza e giovinezza liceale). Il fuoco del dibattito si è quindi spostato sullo spaccato antropologico offerto dall'opera di Genovese grazie alla lettura proposta da MARIO BOLOGNARI (Una narrativa tra “auto-etnografia” e “antropologia rimpatriata”): mediante la categoria interpretativa di ‘remoteness’ è stata infatti messa in luce non solo la possibilità ma anche l'efficacia di un'osservazione condotta da un appartenente alla stessa comunità osservata purché questi ne abbia maturato un distacco culturale, non viziato da nostalgia. Con ANTONINO VELEZ si è passati alla produzione teatrale in francese, partendo dal rapporto coi modelli acclarati di Pirandello da un lato e Ionesco dall'altro per poi scavare nelle pieghe della lingua impiegata dall'autore, con particolare attenzione agli esiti comici e alle tecniche che vi presiedono (nella fattispecie soprattutto il ricorso a neoformazioni, calembours e paronomasie). Di seguito è intervenuto GIANNI FORTUNATO, il regista siciliano che a Taormina Arte 2008 ha messo in scena La coda dell’Oca di Andrea Genovese. Alla rievocazione dell’allestimento della pièce, cui assisté lo stesso autore, ha fatto seguito la lettura recitata di alcuni passi con la partecipazione della giovane attrice Francesca Andò.
Conclusa la sessione mattutina, i convenuti si sono dunque spostati alla Biblioteca Regionale di Messina per l'inaugurazione di una mostra sull'opera e l'attività di Genovese curata da GIUSEPPE LIPARI e SANDRA CONTI: a testimonianza dei tria corda dell'autore messinese sono stati scelti per l'esposizione materiali nelle tre lingue in cui si sono espressi e continuano a esprimersi i multiformi interessi dell’autore; una mostra, dunque, di e su Andrea Genovese, che raccoglie accanto alle sue pubblicazioni e ai suoi taccuini di lavoro anche la più significativa rassegna critica sulla sua opera.
La sessione pomeridiana, presieduta da FELICE IRRERA, si è aperta con VINCENZO FERA, il cui intervento (La poetica) ha mirato a segnare una via d’accesso all’officina del poeta: i ferri del poetare giostroto (primo fra tutti un’«escrologia ipertrofica» che sembra quasi tracciare il limes linguistico di un microcosmo popolato di bummacàri e braciulittùni) si incrociano con voci poetiche ben diverse per tono e intenzioni (come nel caso di Caproni e la sua Genova), fino a consegnare una vera e propria litania topografico-sociologica di Giostra; o meglio, di tutte le Giostre di Giostra. Dall’officina dell’autore il discorso si è spostato con l’intervento di GIORGIO FORNI (Le raccolte poetiche) sul percorso di formazione intellettuale di Genovese, a partire dall’impatto con la nuova realtà culturale di Milano alla sua attività politica tra le fila del PC, dal suo rapporto conflittuale con la neoavanguardia del Gruppo ’63 alla sua intensa produzione giornalistica, attraverso cui è stato peraltro possibile rintracciare alcune schegge del dialogo tra l’autore e la cultura coeva nei suoi più svariati aspetti (tra cui quello cinematografico con 2001 odissea nello spazio di S. Kubrick). A seguire, SALVATORE TROVATO ha mosso il proprio intervento dalla domanda, non certo retorica: Genovese e il dialetto del torrente Giostra: limpido da risciacquarvi i panni? L’uso del dialetto sociologicamente connotato di Giostra risulta infatti non chiuso ad influenze esterne e si rivela estremamente duttile e vivace, pronto al recupero di un lessico raro e forse già desueto che proprio per la sua freschezza si dimostra tanto più efficace. Se GABRIELLA ADAMO (La poesia in francese: da Lyonlamer a Idylles de Messine) ha illustrato attraverso una abbondante esemplificazione diacronica la ricchezza espressiva del francese di Andrea Genovese, in bilico fra sperimentalismo e adesione al rigore della lingua, con ANDREA IACOVELLA (Esperienze di un traduttore) sono stati affrontati alcuni dei più spinosi problemi legati a una corretta traduzione, dalla logica alla musicalità passando per la semantica.
Ha dunque avuto luogo un dibattito ricco di spunti e suggestioni e, a chiusura, Andrea Genovese ha letto alcune sue poesie nel dialetto di Giostra.

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19/01/2012